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Source text - English Your xxxxxxxxxx gloves have been optimally designed for the sport of motorcycling. Following these instructions will ensure your gloves contribute to your riding experience. All gloves are designed to reduce abrasion injury should the hand come in contact with the ground. Some models of gloves also contain areas which are designed to reduce the severity of an impact to that area of the hands. Be aware that these gloves cannot provide full protection in every type of accident and should be worn in conjunction with other items of protective clothing.
Translation - Italian I guanti xxxxxxxx sono stati progettati appositamente per gli amanti delle due ruote. Seguendo le presenti istruzioni, i vostri guanti vi regaleranno una migliore esperienza di guida. Tutti i guanti sono stati progettati in modo da proteggere la mano dalle escoriazioni in caso di contatto con il suolo. Alcuni modelli sono inoltre caratterizzati da particolari cuscinetti atti ad assorbire un eventuale impatto della zona della mano in cui sono applicati. Ă comunque necessario tenere presente che i guanti non garantiscono una protezione totale in tutti i tipi di incidenti e dovrebbero essere indossati insieme ad altri capi dâabbigliamento protettivo.
Translation - Italian PROGRAMMA DEL SEMINARIO EUROPEO
â Quali obiettivi operativi di gestione e
quali indicatori di efficienza per lâAssicurazione contro la disoccupazione nellâambito della Strategia Europea per lâOccupazione â
NIZZA â 13, 14 ottobre 2005
_______________________________
Lâobiettivo del seminario Ăš quello di riunire i rappresentanti dei servizi per lâimpiego e per i disoccupati dei diversi paesi dellâUnione Europea per uno scambio di esperienze, facendo leva in particolare su quelle esperienze acquisite nellâambito dei programmi di gemellaggio.
Unâaltro dei suoi obiettivi Ăš presentare una sintesi dei risultati dei lavori realizzati durante i gemellaggi, in particolare le buone pratiche individuate nellâattuazione della Strategia Europea per lâOccupazione nelle politiche nazionali dellâassicurazione contro la disoccupazione.
Si tratterĂ in particolare di analizzare gli indici di efficienza in modo da promuovere la ricettivitĂ dei mercati del lavoro nazionali o europeo.
14, 15 â Gli orientamenti della SEO e lâAgenda sociale europea â
Analisi comparativa che puĂČ fungere da punto dâappoggio per ulteriori sviluppi facendo luce sui principali obiettivi, indici e strumenti dei Paesi membri e dellâUnione europea.
ï§ Indici e risultati dei Paesi membri : Francis Kessler, UniversitĂ di Paris I.
ï§ Obiettivi e strumenti della politica dellâUnione : Bruno Palier, Istituto di Studi Politici di Parigi - CEVIPOF.
ï§ Relazione : â Analisi dellâimpatto dei cambiamenti socio-demografici sugli obiettivi e sulle funzioni dellâassicurazione contro la disoccupazione in Francia e in Italia, obiettivi di gestione e indici di efficienza dellâassicurazione contro la disoccupazioneâ : Salvatore Giovannuzzi, Direzione Generale - INPS - Roma.
15, 45
PAUSA
16, 00 Tavola rotonda su : â Lâindividuazione delle buone pratiche : il quadro istituzionale favorevole alla partnership â presieduta da Martine Frager-Berlet - Consulente, Professoressa di studi europei.
Lâarchitettura istituzionale Ăš un fattore determinante per il successo delle politiche di ritorno allâoccupazione in particolare tramite la creazione di nuove relazioni di partnership che garantiscano lâefficacia dei provvedimenti attivi in materia di ritorno allâoccupazione.
ï§ Italia : INPS â Direttore delle prestazioni a sostegno del reddito â
Luigi Ziccheddu
ï§ Regno Unito : JCP â Direttore Regionale - Guy Tompkins
ï§ Olanda : UWV - Direzione Generale - Ad Bockting
18, 00 Conclusione della giornata di Esteban Lozano, UnitĂ A 2, Strategia per lâOccupazione - DG Affari Sociali e Occupazione.
Lâindividuazione delle buone pratiche contribuisce attivamente allo sviluppo e alla comprensione della Strategia Europea per lâOccupazione i cui termini necessitano un adattamento alla nuova situazione economica.
10, 45 â 12, 30 La missione : â La gestione delle relazioni con il cliente: strategia di QualitĂ del servizio, della gestione delle risorse umane e valutazione dellâefficienza â
ï§ Italia : INPS â Direttore della Formazione - Franco Porrari
ï§ Belgio : ONEM â Consigliere Generale - Change Management Team - Patrick Boribon
14, 00 â 16, 30 Tavola rotonda su : â Quali assi dâazione per un miglior funzionamento del mercato del lavoro nellâambito della SEOâ presieduta da François Charpentier, Caporedattore di Tutela Sociale e Gestione Sociale.
Secondo la relazione Wim Kok, il rilancio della strategia di Lisbona non puĂČ prescindere da una migliore gestione dellâoccupazione. Si tratta di incrementare lâefficacia dei sistemi pubblici di attuazione e di controllo, ponendo lâaccento soprattutto sulla gestione a partire dagli obiettivi, sulla definizione dei criteri di riferimento in materia di qualitĂ , sul coordinamento tra attori e strumenti di monitoraggio e di valutazione.
Source text - Italian I distretti industriali come sistemi locali di innovazione.
Cosa sono, come funzionano, come stanno cambiando
1. I distretti industriali come cluster localizzati
I distretti industriali (DI) rappresentano una forma di organizzazione della produzione alternativa alla grande impresa. Nel modello distrettuale, infatti, una popolazione di imprese localizzate nella stessa area geografica realizza il volume di produzione e lâinsieme di attivitĂ interdipendenti che potrebbero essere generati da unâunica grande impresa.
Questa forma particolare di organizzazione della produzione ha raggiunto un elevato livello di presenza e di sviluppo in Italia, dove sono stati individuati oltre cento sistemi distrettuali.
Gli ingredienti fondamentali di un distretto industriale sono un territorio specifico, una determinata specializzazione produttiva e una popolazione di imprese. Il vero connotato distintivo risiede perĂČ nel fatto che il processo produttivo caratteristico non risulta verticalmente integrato nelle imprese locali, bensĂŹ viene realizzato sulla base della divisione del lavoro e delle conseguenti relazioni tra imprese collegate nella filiera produttiva.
Pertanto, nel DI la specializzazione produttiva che caratterizza lâarea geografica a livello di prodotti finiti (ad esempio, le calzature sportive, le sedie, gli occhiali o le piastrelle in ceramica) include a sua volta un certo numero di specializzazioni di fase, interne alla filiera produttiva.
In definitiva, ciĂČ che caratterizza un DI sono le differenze (specializzazioni) e le relazioni (basate sulle differenze) allâinterno della popolazione locale di imprese, che assume quindi la forma organizzativa della rete produttiva associata a un contesto locale.
Ă importante aggiungere che le reti distrettuali non comprendono solo imprese, ma anche attori istituzionali di vario tipo: le amministrazioni comunali o provinciali, le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali, le banche e le scuole locali, le Camere di commercio e i centri di servizi per le imprese.
Seppure i DI rappresentino un modello in larga misura âspontaneoâ di organizzazione della produzione, le istituzioni locali hanno tradizionalmente svolto un ruolo non residuale nel generare esternalitĂ positive a favore delle imprese, in particolare attraverso interventi di regolazione sociale e la produzione di beni e servizi pubblici.
Nel tempo, si assiste di norma allâampliamento della gamma di prodotti finiti realizzati dallâinsieme delle imprese localizzate nello stesso distretto. Questa diversificazione orizzontale rispetto alla specializzazione originaria puĂČ rimanere nellâambito di un determinato tipo di prodotto, ad esempio dalle sedie in legno alle sedie in plastica e in metallo, oppure oltrepassare questo confine, ad esempio dalle sedie ai prodotti di arredamento.
Lâampliamento del product mix a livello di sistema distrettuale Ăš determinato da due opposte strategie a livello aziendale: la diversificazione della gamma da parte di alcune imprese e la specializzazione di prodotto da parte di altre, in genere di dimensione piĂč piccola.
In ogni caso, la crescita della varietĂ dei prodotti finiti porta da un lato a sviluppare nel distretto nuove specializzazioni di fase o anche intere filiere, dallâaltro ad allacciare nuove relazioni con fonti di approvvigionamento esterne.
Sempre in unâottica evolutiva, si deve poi considerare che diversi DI italiani hanno assunto una configurazione di cluster intersettoriale molto articolata. In questi casi, il range di specializzazioni verticali coperto dalle imprese locali si estende alla produzione di macchine per le lavorazioni distrettuali e di altre tecnologie, alla produzione di materiali utilizzati nei processi produttivi, e infine alla fornitura di servizi di varia natura, anche nelle fasi della supply chain che si collocano a valle rispetto alla realizzazione dei prodotti distrettuali, come nel caso dei servizi logistici e delle attivitĂ di intermediazione commerciale.
2. I distretti industriali come sistemi cognitivi
Tra i meccanismi che consentono il trasferimento interaziendale delle conoscenze, alcuni risultano particolarmente frequenti nei DI:
1. lâosservazione dei prodotti finalizzata alla loro imitazione,
2. le relazioni tra imprese e interpersonali,
3. la mobilitĂ delle risorse umane da impresa a impresa.
Il primo tipo di processo si riferisce in particolare alle innovazioni e alle corrispondenti imitazioni di prodotto. A tal proposito, Ăš opportuno rilevare che un determinato prodotto per qualche aspetto innovativo costituisce un artefatto che incorpora conoscenze. Lâosservazione finalizzata allâimitazione deve quindi riuscire ad assorbire il maggior numero possibile di conoscenze racchiuse nellâartefatto, attraverso un processo di reverse engineering.
Il trasferimento della conoscenza inter-firm puĂČ anche venire veicolato dal reticolo piĂč o meno denso di relazioni che caratterizza i DI. Il riferimento piĂč immediato Ăš alle relazioni tra imprese che risultano collegate nella filiera produttiva o nel piĂč ampio cluster (relazioni verticali), oppure che danno vita ad accordi orizzontali, anche se questa seconda eventualitĂ risulta piĂč raramente osservabile nei distretti tradizionali.
Vanno poi ricordate le relazioni sociali tra persone che operano in imprese diverse, in particolare quando queste ultime non risultano collegate da relazioni organizzative. Ă difficile infatti âsigillareâ le informazioni allâinterno delle imprese quando tutto ciĂČ che ha a che fare con lâattivitĂ produttiva occupa una posizione centrale nei dialoghi che avvengono nelle abitazioni e nei luoghi di ritrovo del distretto.
Un ulteriore meccanismo di trasferimento della conoscenza molto praticato in ambito distrettuale Ăš la mobilitĂ delle risorse umane tra le imprese locali. Le persone possono infatti svolgere il ruolo di knowledge carrier in modo analogo agli artefatti.
Ad esempio, le conoscenze tacite acquisite da un operaio specializzato nel corso di una lunga esperienza maturata allâinterno di unâimpresa lo seguono nel momento in cui egli decide di cambiare luogo di lavoro, e possono essere attivate nel contesto aziendale di arrivo. Le medesime conoscenze possono venire trasferite ad altre persone che operano nel contesto aziendale, attraverso la comunicazione (relazioni interne allâimpresa) e lâosservazione imitativa: lâoperaio esperto che viene osservato nello svolgimento del proprio lavoro da un apprendista comunica in silenzio, attraverso le azioni, oppure puĂČ accompagnare i gesti con le parole, per favorire il processo di apprendimento dellâosservatore.
I meccanismi descritti possono operare in modo congiunto e quindi sinergico. Ad esempio, la probabilitĂ di successo dellâosservazione-imitazione di un nuovo prodotto aumenta in modo considerevole se lâimpresa imitatrice sottrae allâimpresa innovatrice una risorsa umana che Ăš stata attivamente coinvolta nello sviluppo dellâinnovazione.
PerchĂš le conoscenze e in particolare le innovazioni prodotte allâinterno di singoli contesti aziendali possono trasferirsi con una certa facilitĂ ad altre imprese dello stesso distretto?
In altri termini perchĂš le imprese distrettuali possiedono mediamente unâelevata capacitĂ di assorbimento nei confronti delle conoscenze prodotte allâinterno del sistema locale?
Un primo fattore Ăš rappresentato dalla prossimitĂ cognitiva. Nella misura in cui un contesto aziendale presenta una struttura cognitiva molto vicina a quella del contesto che ha generato una nuova conoscenza, la capacitĂ di assorbimento del primo risulta elevata. In un DI la prossimitĂ cognitiva tra contesti aziendali Ăš mediamente elevata, in dipendenza dellâomogeneitĂ tecnologico-produttiva che caratterizza la popolazione delle imprese.
Nel caso delle relazioni, e includendo in questo ambito i dialoghi tra le persone che si trasferiscono e i colleghi nei nuovi luoghi di lavoro, un fattore distinto dalla prossimitĂ cognitiva svolge un ruolo importante nel facilitare lâassorbimento. Si tratta della capacitĂ degli individui di interagire attraverso la comunicazione.
Lâinterazione cognitiva rinvia allâomogeneitĂ socio-culturale che caratterizza i sistemi distrettuali.
I confini di un DI delimitano un contesto socio-culturale unico e omogeneo, percepito e vissuto come comunitĂ dalle persone che operano nelle imprese e nelle istituzioni locali.
LâomogeneitĂ socio-culturale comprende una serie di elementi che possono essere riassunti nel concetto di mercato comunitario: un linguaggio condiviso e valori, significati, regole di comportamento comuni.
La dimensione comunitaria opera come una risorsa immateriale e district specific. La sua presenza facilita infatti la comprensione reciproca tra i soggetti che dialogano. In questo modo, viene agevolato il trasferimento di conoscenze e si riducono i costi di transazione connessi allâavvio e al mantenimento delle relazioni.
Il trasferimento della conoscenza veicolato dallâosservazione, dalla mobilitĂ del fattore umano e dalle relazioni puĂČ avere come esito la replicazione della conoscenza, nel caso in cui essa venga impiegata nel contesto aziendale che lâha assorbita senza subire variazioni.
In alternativa, gli stessi meccanismi possono alimentare la produzione di nuova conoscenza. Questo secondo risultato dipende dalla possibilitĂ delle conoscenze trasferite di entrare in combinazione con altre, generando rielaborazioni e sintesi originali.
In associazione alla combinazione cognitiva i meccanismi di trasferimento della conoscenza caratteristici dei sistemi distrettuali diventano allora fattori determinanti dellâinnovazione.
1) Il comportamento imitativo nei confronti dellâinnovazione di prodotto introdotta da unâimpresa concorrente costituisce spesso solo una dimensione di un piĂč complesso processo che porta alla creazione di ulteriore conoscenza. Il contesto di arrivo puĂČ infatti ospitare conoscenze e competenze che consentono allâimpresa ricevente di introdurre innovazioni incrementali, migliorando le prestazioni del prodotto. In altri casi, lâimitatore elabora qualche accorgimento tecnico che migliora lâefficienza del processo produttivo oppure un originale approccio di marketing. Si puĂČ allora parlare di imitazione innovativa, in quanto lâimpresa imitatrice Ăš in grado di combinare le conoscenze che acquisisce attraverso lo studio dellâartefatto con un suo specifico patrimonio di conoscenze, almeno in parte diverso da quello del produttore originario dellâinnovazione.
2) Il trasferimento di conoscenza veicolato dalle risorse umane che si spostano da unâimpresa a unâaltra puĂČ portare alla produzione di nuova conoscenza. Infatti, le conoscenze di cui sono portatori i lavoratori possono dare origine a nuove combinazioni nei luoghi di destinazione. In questo caso, risulta spesso importante la capacitĂ del knowledge carrier in entrata di comunicare e di interagire con i nuovi colleghi di lavoro.
3) Le relazioni collaborative che si instaurano tra le imprese distrettuali costituiscono una base efficace per la creazione di conoscenza. Infatti, in presenza di conoscenze complementari, lâinterazione cognitiva tra I partner favorisce le combinazioni generative di nuova conoscenza. Una situazione frequente nei DI Ăš rappresentata dal coinvolgimento di subfornitori esperti nel processo di sviluppo di nuovi prodotti delle imprese distrettuali operanti nel mercato finale. Inoltre, i produttori locali di macchine e tecnologie riescono a migliorare I loro prodotti facendo leva sul learning by using delle imprese utilizzatrici.
Emerge chiaramente il ruolo dellâinterazione cognitiva quando il processo combinatorio si sviluppa attraverso le relazioni. Lâinterazione, dunque, non solo facilita il trasferimento della conoscenza, ma anche sostiene la combinazione nella produzione di nuova conoscenza.
Nei distretti industriali la nascita di nuove imprese avviene spesso per gemmazione (spin-off) da imprese esistenti.
La creazione di nuove imprese per distacco di risorse umane da imprese esistenti Ăš una forma particolare di trasferimento della conoscenza.
Come meccanismo di trasferimento della conoscenza da unâimpresa-incubatore a unâimpresa di nuova costituzione, lo spin-off presenta elementi di somiglianza con tutti e tre i processi giĂ descritti.
Da un lato, costituisce una variante della mobilitĂ delle risorse umane, che si aggiunge ai movimenti verso imprese esistenti.
In secondo luogo, la conoscenza incorporata nella nuova impresa Ăš il risultato di una fase propedeutica di apprendimento allâinterno del contesto aziendale di origine, che puĂČ essere assimilata al meccanismo dellâosservazione finalizzata allâimitazione.
Sempre nella fase di progressiva messa a punto dellâidea imprenditoriale un ruolo decisivo svolgono le relazioni che fanno capo al futuro imprenditore, sia interne che esterne allâimpresa in cui opera.
In definitiva, i lavoratori che operano nelle imprese distrettuali possono utilizzare una pluralitĂ di canali di trasferimento della conoscenza allâinterno degli incubatori aziendali e allâinterno del distretto. La loro capacitĂ di assorbimento viene sostenuta dallâinterazione cognitiva, a sua volta facilitata dalla dimensione comunitaria, che crea un collegamento invisibile tra le persone e tra i contesti aziendali nellâambito del distretto.
Ă importante sottolineare che lâomogeneitĂ socio-culturale non solo facilita lâinterazione cognitiva ma incrementa anche la probabilitĂ che la decisione di avviare una nuova impresa venga effettivamente presa. Infatti, la spiccata propensione ad avviare unâattivitĂ in proprio, a seguito di una precedente esperienza di lavoro dipendente e coinvolgendo nel progetto imprenditoriale i membri della famiglia o anche colleghi conosciuti nello stesso contesto aziendale di origine, poggia su valori ampiamente condivisi nelle comunitĂ locali dei DI italiani â in particolare il lavoro, la proprietĂ e la famiglia â che creano una base estesa di legittimazione sociale dellâattivitĂ imprenditoriale, anche se avviata in forme modeste. In altri termini, la caratterizzazione specifica che informa la dimensione comunitaria nei DI rende lo status di imprenditore un traguardo fortemente desiderabile.
Da ricordare infine che gli spin-offs possono essere di tipo replicativo, oppure introdurre nel distretto formule imprenditoriali originali, nel caso in cui la conoscenza trasferita sia alla base di combinazioni inedite.
3. Distretti industriali ed economia globale
I distretti industriali hanno potuto funzionare in passato secondo una logica prevalentemente chiusa, ossia come sistemi comunicanti con lâambiente esterno soprattutto nei punti terminali della filiera produttiva.
La chiusura non ha riguardato solo i mercati dei prodotti di fase e degli altri beni e servizi collegati al processo di produzione, ma anche i mercati delle risorse umane e delle risorse finanziarie.
Inoltre, come si Ăš visto, i DI hanno fondato il proprio vantaggio competitivo su processi cognitivi in larga misura immersi nel contesto locale.
Tuttavia, negli ultimi quindici anni lo scenario competitivo di riferimento Ăš cambiato, in relazione alla crescente globalizzazione dei processi economici.
La globalizzazione appare, in una prospettiva di analisi di tipo cognitivo, come progressiva estensione a scala mondiale della base su cui si dispiegano i processi di produzione, circolazione e utilizzo delle conoscenze rilevanti per il vantaggio competitivo delle imprese. In questâottica, i sistemi distrettuali devono accrescere il livello di apertura cognitiva nei confronti dellâambiente che li circonda, moltiplicando e potenziando le relazioni con i detentori esterni di conoscenze utili ai fini competitivi.
Focalizzando lâattenzione sugli attori del cambiamento, la sfida della competizione globale Ăš stata raccolta tempestivamente da alcune imprese distrettuali, che Ăš opportuno definire distrettuali-globali (IDG).
Si tratta di entitĂ aziendali che hanno raggiunto dimensioni considerevoli a confronto con le altre imprese distrettuali. La crescita ha portato alla formazione di gruppi aziendali, anche attraverso lâacquisizione di altre imprese del distretto in cui le IDG hanno sede.
Ma il dato saliente consiste nel fatto che la catena interna del valore e la rete del valore di queste imprese, la cui presenza Ăš stata documentata in diversi DI italiani, assumono una configurazione internazionale. Infatti, le attivitĂ e le relazioni che rimangono nel distretto vengono integrate in un disegno piĂč complesso, che comprende:
âą la delocalizzazione di alcune fasi della filiera produttiva attraverso accordi di subfornitura, la creazione di joint ventures di produzione o lâinsediamento di stabilimenti produttivi;
âą il presidio dei canali distributivi in varie forme, dallo sviluppo di una rete di agenzie di vendita a modalitĂ anche piĂč impegnative, in particolare nei principali mercati esteri di sbocco, come la creazione di joint ventures di vendita, lâinsediamento di filiali commerciali, lâacquisizione di catene di vendita al dettaglio;
âą lo sviluppo di relazioni con fornitori extradistrettuali di servizi di rilevanza strategica, in attivitĂ come lâinnovazione tecnologica, lo sviluppo dei nuovi prodotti, la gestione della qualitĂ , il marketing, i servizi finanziari;
âą in alcuni casi, la cooperazione con partner industriali localizzati allâesterno del distretto, che operano nello stesso settore o in settori collegati, per lo sviluppo congiunto di progetti di innovazione o di strategie di penetrazione commerciale.
Sotto il profilo cognitivo, lâimpresa che assume la forma distrettuale-globale trasferisce e assorbe conoscenze su base internazionale. Sulla stessa base, combina le proprie conoscenze con quelle di altri soggetti con cui entra in relazione, producendo nuove conoscenze.
Oltre alla riconfigurazione delle attivitĂ e delle relazioni in ambito internazionale, un ulteriore elemento di grande rilievo nel distinguere il comportamento strategico delle IDG Ăš rappresentato dalla natura dei processi innovativi che esse sono in grado di sviluppare. Si tratta, infatti, di innovazioni complesse rispetto alle tipiche innovazioni puntuali di processo e prodotto. Il riferimento Ăš a progetti che modificano in profonditĂ la struttura organizzativa dellâimpresa e lâinsieme delle sue relazioni, come in particolare lâintroduzione di un approccio strutturato di marketing, di un modello di produzione just in time o di un sistema di Total Quality Management. Nello stesso tempo, si tratta di innovazioni che richiedono il dominio delle tecnologie dellâinformazione e della comunicazione, lâassorbimento di conoscenze codificate spesso complesse e il loro adattamento alle caratteristiche specifiche del contesto aziendale.
Lo sviluppo di innovazioni di questo tipo spiega le relazioni allacciate dalle IDG oltre i confini del distretto con determinati fornitori di servizi strategici o con eventuali partner industriali, venendosi in questo modo a potenziare i collegamenti con le fonti esterne di conoscenza. Dâaltra parte, lâassorbimento della conoscenza diventa possibile se lâimpresa Ăš in grado di interagire con questi soggetti, tenendo conto che la comunicazione non poggia piĂč sulla base comunitaria che si Ăš visto favorire lâinterazione cognitiva tra gli operatori dello stesso distretto. Lâimpresa distrettuale in movimento verso la globalitĂ deve dunque sviluppare una superiore capacitĂ di accedere a linguaggi universali e di codificare le conoscenze tacite.
Lâintroduzione di innovazioni complesse da parte delle IDG mette a dura prova la capacitĂ delle altre imprese del distretto di assorbire la relativa conoscenza, e divengono pertanto piĂč selettivi i processi di diffusione locale delle innovazioni tramite lâosservazione imitativa, le relazioni intradistrettuali, la mobilitĂ interaziendale delle risorse umane e la creazione di imprese per gemmazione da imprese esistenti.
Alla luce del quadro delineato, alcuni DI sembrano destinati al declino, in quanto le risorse evolutive necessarie a sostenere i processi innovativi e lâapertura cognitiva allâambiente esterno si concentrano sempre piĂč in uno o pochi attori dinamici. Il distretto bellunese dellâocchialeria corrisponde a questo quadro, caratterizzato dal rafforzamento delle realtĂ aziendali di maggiori dimensioni e dallâindebolimento del sistema distrettuale.
Altri sistemi locali, invece, non sembrano destinati a un lento ma progressivo declino, bensĂŹ ad evolvere riproducendo la forma distrettuale. I distretti in evoluzione sono necessariamente sottoposti a una forte pressione selettiva, che porta a ridurre la consistenza delle popolazioni di imprese locali. Nondimeno, la rete locale si riproduce in quanto:
1. le risorse evolutive non si concentrano in poche IDG, ma sono presenti in un segmento ampio di imprese locali;
2. tra gli attori piĂč dinamici e il resto del distretto si mantengono relazioni che veicolano il trasferimento della conoscenza dallo spazio globale al contesto locale.
Sulla base di questa duplice condizione i DI possono transitare dal modello della rete localizzata prevalentemente chiusa alla rete localizzata e interconnessa con i circuiti dellâeconomia globale. Lo sviluppo di relazioni esterne al distretto porta a modificare la rete delle relazioni interne al distretto.
Nei distretti industriali piĂč dinamici, come il distretto della calzatura sportiva di Asolo e Montebelluna e il distretto friulano della sedia, la sfida della competizione globale Ăš stata dunque raccolta anche da imprese diverse da quelle di maggiori dimensioni (IDG).
Si tratta in particolare di:
1. piccole imprese che sviluppano strategie di nicchia sostenibili nei mercati finali. Una tale opzione puĂČ venire fondata sulla differenziazione dei prodotti mirata a segmenti globali, oppure sulla capacitĂ di realizzare prodotti specifici e appropriati in relazione alle caratteristiche della domanda di particolari mercati-paese
2. piccole imprese che si spostano dalla produzione manifatturiera alle attivitĂ di progettazione e di marketing. Queste imprese introducono nei distretti in cui operano una funzione di coordinamento e di interfaccia con il mercato per altre imprese locali che realizzano il prodotto finito ma incontrano difficoltĂ a sostenere in modo autonomo il confronto con il mercato;
3. imprese di subfornitura che si internazionalizzano;
4. piccole imprese che sviluppano forme di cooperazione orizzontale per affrontare i mercati finali o intermedi.
Tra i percorsi evolutivi delle imprese di subfornitura un caso di particolare interesse Ăš rappresentato dai cosiddetti subfornitori-guida. Si tratta di aziende che diventano organizzatori di una rete prevalentemente locale di subfornitori di secondo livello, gestendo come subfornitori di primo livello i rapporti con clienti industriali localizzati in un ambito molto piĂč ampio del contesto distrettuale. Un numero significativo di subfornitori-guida Ăš stato osservato ad esempio nei distretti delle produzioni meccaniche dellâAlto Vicentino e di Pordenone, e nel distretto pesarese del mobile.
4. Il ruolo degli attori istituzionali a sostegno dellâevoluzione competitiva dei distretti industriali
Un ruolo importante nel sostenere le traiettorie evolutive dei DI puĂČ essere svolto dagli attori istituzionali e dai policy makers locali.
A tal fine, le azioni che questi soggetti mettono in campo devono essere orientate al sostegno dei processi di innovazione e di internazionalizzazione delle imprese distrettuali, favorendo allo stesso tempo la creazione o il rafforzamento delle relazioni locali che hanno un impatto specifico nella riproduzione dei DI come sistemi locali di innovazione.
Sotto questo profilo, un riferimento meritevole di attenzione Ăš offerto dalle agenzie di iniziativa pubblica o mista (privata e pubblica) che erogano servizi alle imprese di un distretto in campi quali il trasferimento tecnologico e le innovazioni di prodotto e di processo, la qualitĂ dei prodotti e dei sistemi aziendali, il marketing collettivo.
Le strutture di questo tipo rientrano nella tipologia degli attori del cambiamento dei DI nella misura in cui operano come interfacce cognitive tra il contesto distrettuale e il piĂč ampio ambiente competitivo, integrando le conoscenze generate nel primo con quelle che circolano al suo esterno.
Da un lato, le interfacce locale/globale sono immerse nel contesto distrettuale ed entrano in relazione con le imprese locali, acquisendo un elevato livello di consapevolezza del loro modo di operare, dei processi innovativi che esse dispiegano e dei corrispondenti bisogni di informazioni e conoscenze.
Dallâaltro, nelle rispettive aree di competenza, sviluppano unâinedita (per il distretto) capacitĂ di assorbimento nei confronti delle conoscenze esterne. Questo secondo canale viene alimentato dalle relazioni allacciate anche con clienti extradistrettuali oppure con istituzioni analoghe o complementari. In particolare, le relazioni tra istituzioni che operano nel medesimo campo di attivitĂ o in campi collegati (rete globale delle conoscenze specializzate) consentono lo scambio di informazioni e lo sviluppo in cooperazione di progetti di innovazione.
La rielaborazione e la combinazione innovativa delle conoscenze acquisite attraverso i collegamenti interni ed esterni al distretto consente di produrre e trasferire, incorporate nei servizi erogati e attraverso le relazioni con i clienti distrettuali, conoscenze che altrimenti risulterebbero difficilmente disponibili alla grande maggioranza delle imprese del distretto.
In molti DI italiani sono nate agenzie di sviluppo e centri di servizi, ma in pochi esistono delle strutture che rispondono ai requisiti descritti. In effetti, il percorso che porta a svolgere in modo efficace il ruolo di interfaccia cognitiva locale/globale Ăš difficile e selettivo.
Tra gli esempi positivi, si puĂČ certamente citare il CATAS nel distretto friulano della sedia.
Il CATAS rappresenta un caso di eccellenza tra gli attori istituzionali che svolgono la funzione di interfaccia tra un determinato distretto industriale e lâambiente competitivo con riferimento alle conoscenze relative a una problematica specifica, in questo caso la qualitĂ e lâinnovazione dei prodotti e dei processi produttivi nel settore dellâarredamento.
La figura evidenzia le principali relazioni che fanno capo al CATAS:
a. le relazioni con le imprese del distretto friulano della sedia (Nord-Est). Oggi il catalogo-servizi del centro include 824 prove tecniche relative alla qualitĂ di prodotti finiti, componenti, materiali (vernici, colle, materie plastiche, tessuti);
b. le relazioni con le imprese del distretto mobiliero della Brianza (Nord-Ovest), dove il CATAS ha aperto una filiale, specializzata nei test relativi alle superfici;
c. la partecipazione allâEURIFI (European Association of Research Institutes for Furniture), lâassociazione che collega le piĂč importanti strutture che nei vari paesi europei si occupano di tecnologia, innovazione e qualitĂ con specifico riferimento al settore dei prodotti di arredamento.
La frontiera piĂč recente esplorata dal CATAS riguarda la ricerca applicata e i servizi di trasferimento dellâinnovazione alle imprese. Anche su questo impegnativo terreno la cooperazione con altre istituzioni risulta fondamentale. Lâevento piĂč importante da registrare al riguardo Ăš lâapertura nel 2003 presso il CATAS, in collaborazione con Area Science Park , di unâunitĂ giĂ impegnata in diversi progetti di R&D e in attivitĂ di consulenza alle imprese. Questo nuovo spazio di azione diventerĂ sempre piĂč importante e strategico per il CATAS.
Risulta evidente che lâesteso e complesso sistema di relazioni gestite dal CATAS risulta determinante nel processo di accumulazione delle conoscenze che ha portato questa struttura allâeccellenza. Su questa base, il centro puĂČ svolgere la funzione di interfaccia cognitiva locale/globale. Infatti, la produzione di conoscenze viene alimentata dallâaccesso a una pluralitĂ di fonti, dallâinterazione cognitiva con queste, dalla combinazione di conoscenze internamente alla struttura o in cooperazione con soggetti esterni. Di non minore importanza Ăš il lavoro di codificazione che consente la messa in valore delle conoscenze attraverso i servizi erogati dal centro.
Translation - French Les districts industriels en tant que systĂšmes locaux dâinnovation.
Que sont-ils, comment marchent-ils, comment changent-ils ?
Dal 1976 i laboratori odontotecnici realizzati da ***** sono sinonimo di qualitĂ , funzionalitĂ e creativitĂ . Con oltre 30 anni di esperienza e competenza lâazienda veneta detiene una posizione primaria nel mercato Dentale mondiale, con quote di export pari al 70% del fatturato totale. Il consenso che circonda il prodotto ***** Ăš un meritato riconoscimento della strategia di qualitĂ da sempre perseguita.
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Una filosofia che nei fatti si traduce in una struttura produttiva in grado di garantire e offrire elevati standard di professionalitĂ nella lavorazione dei materiali, nella ricerca, nella motivazione del personale e nellâottimizzazione dei processi di produzione mediante la pianificazione, la strutturazione delle unitĂ operative e del luogo preposto. Unâofferta vasta che riflette lâimpegno di tutta lâorganizzazione aziendale a fornire un prodotto garantito dal marchio *****. Una filosofia che Ăš un marchio, una struttura, una garanzia ideale per scelte future.
LA QUALITĂ
In ogni fase del ciclo produttivo si ritrova la qualitĂ *****, per garantire sempre un prodotto di massima funzionalitĂ e di alta tecnologia. Un pensiero produttivo che si ispira al design di qualitĂ , frutto di una ricerca costante nel tempo, studi di funzionalitĂ e progettazioni computerizzate dei singoli pezzi. Tecnologia avanzata del sistema produttivo e informatizzazione dellâintero ciclo, uniti a un collaudato know-how, sono il segreto di ogni singolo prodotto *****.
Ogni fase del ciclo produttivo Ăš verificata dal responsabile del controllo qualitĂ . Il primo controllo viene effettuato sul prodotto grezzo per accertare la reale corrispondenza al progetto. Particolare attenzione viene posta, poi, alla verniciatura per controllare la lucentezza (glossometro) e la qualitĂ della copertura (spessimetro). Infine lâimpiantistica elettrica e i fluidi sono sottoposti a una particolare e attenta verifica di funzionalitĂ nel rispetto delle normative di sicurezza . Il collaudo finale precede il controllo sulla integritĂ dellâimballo prima della spedizione, ulteriore garanzia della qualitĂ finale del prodotto.
RICERCA&SVILUPPO e DESIGN
Ogni progetto ***** Ăš pensato e realizzato per ricercare soluzioni uniche, funzionali e innovative. Lâufficio Sviluppo Prodotto si avvale di stazioni CAD per la progettazione dei singoli pezzi e lo studio di fattibilitĂ del prodotto finito.
Lâufficio Design, creato allâinterno della struttura e supportato da affermati designer, Ăš in grado di cogliere e anticipare le esigenze e le tendenze del settore Dentale. Una sinergia di capacitĂ e competenze in grado di sviluppare progetti innovativi, perfetta sintesi fra estetica, tecnologia e funzionalitĂ .
Gli arredi ***** hanno linee originali, morbide e robuste, arrotondate, senza pericolose spigolature. Gli elementi sono con o senza zoccolatura, pensili o semipensili, altezze variabili secondo lâutilizzo dei piani lavoro, realizzati in agglomerato di legno idrorepellente rivestito di laminato melaminico, oppure in acciaio inox satinato o decorato, oppure in vetro-cemento, oppure in Corion, oppure in cristallo colorato o legno massello nelle essenze richieste.
Tutti i cassetti scorrono su guide a sfera, garantendo scorrevolezza e silenziositĂ , sono dimensionate per la portata allâutilizzo preposto del singolo cassetto. Le porte sono attrezzate di cerniere a scatto che si aprono a 360° al fine di evitare dannosi urti, frequenti soprattutto nei piccoli ambienti, sono internamente imbottite di resina espansa e, grazie a questo e al battente pneumatico, si chiudono in modo silenzioso e ammortizzata. Le maniglie che corredano porte e cassetti sono di alluminio pieno verniciate o cromate o anodizzate di forma ergonomica e igienica.
La vasta gamma di componenti dalle forme e dimensioni svariate, la disponibilitĂ di accessori atti a soddisfare ogni necessitĂ , la creazione di elementi speciali su progetto a misura e, non per ultimo, la massima componibilitĂ dei prodotti rende possibile innumerevoli composizioni di unitĂ operative adattabili agli spazi disponibili, assecondando ergonomicamente il percorso produttivo nelle aree di lavoro.
Grazie allâutilizzo di materiali costruttivi di primissima qualitĂ , quali lâacciaio 10/10 elettrozincato e la verniciatura a polveri epossidiche, CATO garantisce la robustezza e le superfici verniciate contro lâossidazione senza limiti di tempo.
PERSONALIZZAZIONE
Ad ogni Odontotecnico, ad ogni Odontoiatra, ad ogni Assistente Dentale, ad ogni centro di formazione, il suo prodotto. Non a caso aziende e odontotecnici di fama internazionale come Bayer, Ivoclar, Bicon e Wieland hanno scelto *****. Questa la personalizzazione *****, per ricercare e garantire le giuste soluzioni per ogni singola esigenza, per ogni spazio disponibile, per ogni situazione.
DISTRIBUZIONE
PiĂč stretto Ăš il contatto con il produttore e lâutilizzatore finale migliori diventano per entrambi i risultati del lavoro comune. Questo Ăš il motivo principale che ha indotto ***** a sviluppare la vendita diretta attraverso propri collaboratori. Lâaccorciamento della filiera distributiva facilita la comunicazione, la progettazione e consente al cliente finale di avere il prodotto ha costi inferiori.
Translation - English THE STORY OF A SUCCESS
Since 1976, prosthetic laboratories furnished by ***** have meant quality, functionality and creativity. With its 30-year plus experience and know-how, the Venetian company holds a primary position in the worldâs Dental market: its export quota equals 70% of the total turnover. The success reaped by ***** products is a well-earned recognition of its ever-pursued first-rate strategy.
***** is a landmark and if some have been continuing to follow in its footsteps, that means it is taken as an example but at the same time it is hard to match.
*****âs output, which was traditionally aimed at furnishing professional prosthetic laboratories, has recently integrated dental surgery, sterilization room, waiting-room, reception hall, office and locker room furniture as well as items used in prosthetic laboratories and surgeries. On the occasion of the opening of its new production facility, ***** has become ***** and renewed its trademark with a new logo.
*****âs ETHICS
A set of style, values and professionalism. At any time, in any domain, in any sector. That is the ethics enabling ***** to face an increasingly complex and globalized market and constantly boost the quality level of its operational standards and products. This ethics is the result of years of experience and has enabled *****âs trademark to be associated with dependability, expertise and quality. Both system and product quality. But also research, designing and distribution quality.
This ethics becomes in practice a manufacturing structure ensuring high standards of professionalism in the processing of metals, in research, in personnel motivation and in the optimization of manufacturing processes through planning, structuring of work units and locations. It offers a wide range of products reflecting the commitment of the whole company organization to provide goods guaranteed by *****âs trademark. This ethics represent a brand, a structure and the ideal guarantee for future choices.
*****âs QUALITY
*****âs quality can be found at all stages of the production cycle, in order to always ensure the most functional and high-tech products. This manufacturing philosophy takes inspiration from the quality design based on constant research, functionality analyses and computer-based engineering of each item. A manufacturing system based on state-of-the-art technology and the automation of the whole cycle, together with a proven know-how are the secret of every single ***** product.
Each stage of the manufacturing cycle is tested by the quality controller. The first test is carried out on unfinished goods to verify their compliance with the project. Painting is carefully supervised in order to check its glossiness (glossiness meter) and the quality of the covering (thickness gauge). At last, the electrical system and fluids are subject to thorough functionality testing in compliance with security regulations. The final test is carried out before checking the intactness of the package ready to be shipped. This is an additional guarantee of the final quality of products.
RESEARCH & DEVELOPMENT and DESIGN
Each ***** design is conceived and created to obtain unique, functional and innovative solutions. The Product Development department uses CAD stations to design each item and to carry out a feasibility study of finished goods.
The Design Department, set up inside the facility and managed by famous designers, can sense and foresee the needs and trends of the Dental sector. A synergy of skills and abilities capable of developing innovative projects, a perfect fusion of style, technology and functionality.
***** furniture is characterized by original, soft and sturdy, round lines, without dangerous sharp edges. The items are available with or without plinths, as suspended or midway units, with different heights according to the use of woktops, made of water-repellent agglomerated chips covered with melamine laminate, with satin or decorated stainless steel, with reinforced concrete glass, with Chorion, or with coloured crystal or solid wood of the preferred type.
All drawers work with ball-bearing slides, thus ensuring smoothness and noiselessness; they are built to ensure the capacity deriving from the chosen use of each drawer. Doors are equipped with spring hinges enabling a 360° opening to avoid hitting them, which could occur frequently above all in small rooms and are internally upholstered with expanded plastic. Thanks to this system and the pneumatic wing, their closing is silent and cushioned. The handles of doors and drawers are made of full aluminium, they may be polished, chromed or anodized and have an ergonomic and sanitary shape.
The wide range of components available in various shapes and sizes, the different accessories created to fulfill all needs, the building of custom- or project-made special items and, last but not least, the high modularity of products allow countless compositions of operational units to adjust to the available room by ergonomically following the activity path in the working areas.
By using first-rate building materials, such as 10/10 electrogalvanized steel and epoxy powder paint, ***** guarantees strength and polished surfaces against oxidation with no time limits.
PERSONALIZATION
A specific product for each dental technician, for each odontologist, for each dental assistant, for each training facility. Internationally-known companies and dental technicians, such as Bayer, Ivoclar, Bicon and Wieland did not choose ***** by accident. That is *****âs personalization, which seeks and ensures the right solutions for every single need, for every available area and for every situation.
DISTRIBUTION
The closest the contact between the manufacturer and the end user, the better the outcome of common tasks for both. That is the main reason why ***** has set up direct selling through its collaborators. The reduction of the distribution chain favours communication and design and allows end customers to buy products at lower costs.
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Memberships
AITI, Centro di Ricerca in Terminologia Multilingue (CeRTeM)
Software
Across, Adobe Acrobat, Microsoft Excel, Microsoft Word, OmegaT, CatsCradle, Powerpoint, STAR Transit, Trados Studio, Wordfast
Life-long linguist with Master's Degree in Translation and Interpreting (Italy), added accounting qualifications (AAT Level 3 from the UK) and real-life banking experience (United Kingdom). Lived and worked in Italy, the USA, the United Kingdom and Spain.
Services provided:
INTERPRETING:Â
- SIMULTANEUOS
- CONSECUTIVE
- LIAISON
- WHISPERING
 TRANSLATION:Â
- LEGAL: contracts, articles of association, deeds, judgements, writs of summons